Stenio Solinas, Il Giornale, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
Allorché, bisessuale, contrasse l’Aids, realtà e fantasia si saldarono. A molti amici raccontò di essere affetto da un’infezione causatagli da un fungo cinese, rarissimo
Allorché, bisessuale, contrasse l’Aids, realtà e fantasia si saldarono. A molti amici raccontò di essere affetto da un’infezione causatagli da un fungo cinese, rarissimo. Gli specialisti in malattie tropicali che lo avevano in cura dissero che lo stesso virus era stato riscontrato in un certo numero di contadini della Cina settentrionale e in un’orca ritrovata sulle coste africane. «Ha frequentato contadini o orche?», gli chiese il responsabile dello staff medico. «Contadini», fu la risposta. Quando però la ”London review of Books” pubblicò sul tema dell’Aids un lungo articolo, Chatwin prese carta e penna e scrisse una lettera in cui, dopo aver polemizzato per l’uso terroristico del termine, concludeva. «La sindrome da Immuno deficienza (HiV) non è una Caduta degli dei in stile gay, è un altro virus africano, molto pericoloso, che rappresenta la più grande sfida per la medicina dai tempi della tubercolosi, per la quale, in ogni modo una cura verrà trovata». La lettera, firmata, aveva come intestazione The Oxford Team for Research into Infectious Tropicale Diseases, Oxford University. Chatwin, però, di quel team non faceva parte, anche perché quel team non esisteva. Un anno dopo, a una serata di beneficenza per la lotta all’Aids, arrivò, non invitato, alla cena che la concludeva. Era sulla sedia a rotelle, spettrale eppure allegro. «Non sono un ospite, faccio parte delle vittime», si scusò sorridendo. Gli organizzatori gli trovarono subito un tavolo.