Stenio Solinas, Il Giornale, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
Nella biografia della Clapp, Chatwin come scrittore e come uomo vien fuori con pregi e difetti, idiosincrasie e passioni
Nella biografia della Clapp, Chatwin come scrittore e come uomo vien fuori con pregi e difetti, idiosincrasie e passioni. Se qualcosa manca, è sul versante delle idee, che la Clapp trascura, ritenendo più interessante raccontare la sua abilità di cuoco, i suoi piatti preferiti, le ambiguità sessuali... Ed è probabile che al grande pubblico post ideologico che ha fatto di Chatwin un oggetto di culto senza preoccuparsi di capirne il perché, vada bene così. Salman Rushdie l’ha definito, dal punto di vista politico, «un innocente», nel senso non propriamente positivo del termine, ma non è vero. Le sue idee in materia erano chiarissime e per nulla ingenue. Non si era appassionato al comunismo sovietico né ai «cataclismi» della rivoluzione culturale cinese, né al marxismo in salsa hippie-pacifista. Rifiutava ogni totalitarismo, non credeva alle «magnifiche sorti e progressive», e quindi a un concetto indefinito di progresso; non riteneva i sistemi di governo esportabili come fossero un paio di scarpe: detestava «l’internazionalismo specioso». Non amava il sistema capitalistico basato sul consumo e sul profitto, ma rifuggiva da ogni terzomondismo d’accatto così come da ogni neocolonialismo di ritorno. In più era affascinato dalle individualità, dai personaggi d’eccezione, dagli avventurieri che si mettono in gioco, si compromettono, ma riescono ugualmente a conservare la loro dignità, la loro autonomia di giudizio.