Piero Lotito, Il Giorno, 14/02/1997, 14 febbraio 1997
Dorian Gray? «Certo. Io sono stata una grande attrice», diceva. E apriva un borsone mostrando fotografle e ritagli di giornali, cimeli
Dorian Gray? «Certo. Io sono stata una grande attrice», diceva. E apriva un borsone mostrando fotografle e ritagli di giornali, cimeli. «Un giorno - racconta il custode - mi fece vedere una lettera affettuosa di Totò e un telegramma col quale le annunciavano proprio la morte dell’attore». Quattro anni fa nacque una buona amicizia tra Ede-Dorian e la famiglia di Schinco, che a Natale la invitava a pranzo per non lasciarla sola. E lei ricambiava a suo modo, raccontando la vita dorata d’una volta. Recitava, cantava. Una volta intonò ”Malafemmena” e raccontò di quando uno scugnizzo voleva amoreggiare con lei sul lungomare di Napoli. Proprio grazie all’aiuto dei coniugi Schinco, tra il ’94 e il ’95 era riuscita a liberarsi dell’alcool («Era tornata bella»), e raccontò divertita di quando fu insidiata da un collega e venne salvata da quell’abbraccio dall’intervento d’una Mangano furente, che voleva spaccare un vaso in testa al bruto. E quando la Mangano morì, pianse a dirotto. «Una sera - ricorda la signora Sassone - mi chiamò per dirmi di salire da lei, ma io le dissi che non potevo. Si arrabbiò e pretese che salissi lo stesso. Allora andai e quando mi aprì la porta rimasi a bocca aperta: si era fatta bella, truccata, e con una lunga collana al collo. ”Vedi com’ero?”, disse».