Valerio Magrelli, Il Messaggero, 21/02/1997, 21 febbraio 1997
«...Terminata la cena, Pauline andò a rivestirsi ed io, che mi ero nascosto in camera, non appena entrò chiusi la porta a chiave e le palesai il mio proposito di immolarla alle mie lubriche brame
«...Terminata la cena, Pauline andò a rivestirsi ed io, che mi ero nascosto in camera, non appena entrò chiusi la porta a chiave e le palesai il mio proposito di immolarla alle mie lubriche brame. Senza por tempo in mezzo mi riprendo la camicia, e poiché le brache alla marinara eran tenute su da un unico bottone, il quale ben presto si sfilò dall’asola, ecco che lei si ritrovò nuda come un verme. Opponeva nondimeno una fiera resistenza, ma senza gridare e astenendosi dal cacciar fuori le unghie. Si faceva tardi e mi stava già saltando la mosca al naso, cosicchè le dissi, in preda alla collera, che la sua resistenza non aveva il benché minimo senso dal momento che ero fermamente intenzionato a violentarla, anche a costo di suonargliele di santa ragione. Dando prova di un eccezionale sangue freddo, replicò: ”Siete molto più forte di me e potete benissimo violentarmi, ma a che pro? A me non darete alcun piacere, a voi ne verrà poco, ma se invece sarete così abile da farmi venir voglia di far l’amore con voi, vi farò godere tanto come non avete mai provato, e altrettanto potrò godere anch’io”. La sua arietta sbarazzina s’intonava perfettamente con quelle parole. Ne rimasi colpito e dissi che non l’avrei più violentata. Quindi, molto castamente, l’aiutai a rivestirsi e l’accompagnai a casa sua. Cinque o sei giorni dopo andammo a letto insieme ed ebbi modo d’apprezzare a fondo il suo talento in questo campo».