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 1997  febbraio 21 Venerdì calendario

Potrebbe dunque esserci, in Cina, una rivoluzione sociale? «Coloro che se ne intendono dicono di no

Potrebbe dunque esserci, in Cina, una rivoluzione sociale? «Coloro che se ne intendono dicono di no. Casomai, una guerra civile o una frantumazione del Paese». In che modo? «Poco più di un anno fa, il Dipartimento di Stato americano diffondeva un suo studio nel quale si dava il cinquanta per cento di probabilità all’eventualità che alla morte di Deng il Paese andasse in pezzi. Il pericolo maggiore verrebbe dal troppo grande divario economico fra le regioni povere e quelle prescelte come volàno delle riforme già dai primi anni Ottanta. Una recente Relazione sulle disparità regionali in Cina, opera di un gruppo di studiosi dell’Accademia delle Scienze sociali, ha dato in proposito cifre impressionanti: Shanghai ha ormai un reddito sette volte e mezzo più grande del Guizhou. Il reddito di certe zone del Guizhou è pari alla metà del reddito nazionale, il reddito del Guangdong è invece quattro volte più grande del reddito medio nazionale. Preoccupanti scontri interni sono già avvenuti. Nel corso della cosiddetta ”guerra del riso” il Guangdong si è servito delle sue truppe per assicurarsi il riso a buon mercato dell’Hunan. I rapporti fra il centro e le province più ricche già da un paio d’anni sono pessimi perché Pechino ha deciso di intervenire pesantemente: ha ridotto drasticamente i crediti e ridimensionato le facilitazioni fiscali di cui godevano le aree speciali del Sud. Il governo ha anche deciso un piano di ingenti finanziamenti ad alcune aree meno sviluppate dell’interno. Nel settembre del ’94 in un’intervista al ”Chinese Business Time” l’ex governatore del Guangdong, Liang Ningguan, ha previsto per il futuro uno scontro feroce tra un nord dominato dall’asse Pechino -Tianjin - Shanghai e un sud allineato intorno all’asse Guangdong - Hong Kong. Nel frattempo le province ricche cominciano a rifiutare di spartire i loro abbondanti proventi con quelle povere».