Patrick Tyler, New York Times, Corriere della Sera, 21/02/1997, 21 febbraio 1997
Non è normale questo in Cina? Nessuno toccò la banda dei quattro finchè Mao restò vivo. Nessuno ha toccato Zemin finché Deng non ha esalato, la settimana scorsa, l’ultimo respiro
Non è normale questo in Cina? Nessuno toccò la banda dei quattro finchè Mao restò vivo. Nessuno ha toccato Zemin finché Deng non ha esalato, la settimana scorsa, l’ultimo respiro. « giusto. Però, quando si tratta della presa del potere, bisogna considerare che il partito comunista cinese è rimasto in fondo la tribù rivoluzionaria di Mao, dove i posti al tavolo di lavoro dei maggiorenti che nominano il nuovo capo dipendono dall’anzianità di militanza e dai legami con i militari o con eventi eroici del passato. Quando, dopo Tienanmen, Deng scelse Zemin, la sua decisione fu attentamente vagliata dai rivoluzionari più anziani: uomini dai nomi poco noti al di fuori della Cina, ma che per anzianità e contributo al partito hanno sempre avuto un posto al tavolo di Deng. Alcuni di essi, come Chen Yun e Yao Yilin, sono morti. Ne resta però ancora una potente costellazione, fra cui Peng Zhen (ex sindaco di Pechino), Song Ping (anziano ideologo del partito), Bo Yibo, Song Rengiong, Wang Li, Yang Shangkun. Sono tutti uomini fra gli ottanta e i novant’anni, nessuno dotato del profilo di Deng. Eppure il loro potere è sicuro quanto invisibile».