Carlo Vulpio, Corriere della Sera, 20/02/1997, 20 febbraio 1997
Quattro anni fa un’auto lo investì e al Policlinico lo lasciarono morire in corsia secondo il più tristo copione della Malasanità
Quattro anni fa un’auto lo investì e al Policlinico lo lasciarono morire in corsia secondo il più tristo copione della Malasanità. Adesso si scopre che, mentre se ne stava andando per sempre, i due vigili urbani intervenuti dopo l’incidente lo avevano persino multato, perché quel povero pensionato avrebbe attraversato la strada senza passare sulle strisce pedonali. L’incredibile storia è venuta fuori durante la prima udienza del processo per la morte di Antonio Caldarola, padre di Giuseppe, attuale direttore dell’’Unità”. L’hanno raccontata gli stessi vigili, ascoltati come testimoni, tra lo stupore e l’irritazione del pm che li interrogava e dei legali di parte civile. «In pratica, è emerso che della dinamica di quell’incidente non sappiamo nulla - dice l’avvocato Gianni Di Cagno - Anche perché il rapporto e la planimetria che i due vigili dicono di aver stilato sono scomparsi». Ma non è scomparsa la multa della vergogna, che i due vigili hanno cercato di giustificare collezionando una figuraccia dopo l’altra: sul punto dell’impatto, ”dedotto” dalle dichiarazioni del conducente e dalle tracce di sangue della vittima; sulla velocità dell’auto e sulla sua posizione dopo l’impatto; e infine sullo spazio di frenata, che i due agenti, a una precisa domanda del pm Protomastro, hanno mostrato di non sapere nemmeno approssimativamente calcolare. Uno spettacolo degno di tutta la vicenda, un’appendice «macabra, orribilmente divertente - dice Giuseppe Caldarola - si arriva a ”costruire” persino una multa pur di non ammettere che specialmente per le persone anziane, non solo per mio padre, ma anche per quelle sconosciute, a Bari non c’è tutela di fronte al potere delle corporazioni». «Nessuna ansia di vendetta da parte nostra - dice Giuseppe Caldarola - ma abbiamo nominato un perito di parte perché non ci piace la piega che ha preso la vicenda». Tra l’altro, se gli imputati per omicidio colposo (il conducente Michele Mascolo e i medici Michele Lospalluti, Francesco Zamparese e Vito Mascolo) saranno assolti, non sarà possibile nemmeno passare a discutere il risarcimento del danno.