Vittorio Zucconi, La Repubblica, 15/02/1997, 15 febbraio 1997
Stanno uscendo a milioni dalle foreste e dalle brughiere, con la loro coda bianca a batuffolo e con gli occhioni dolci incisi per sempre da Disney nell’immaginazione infantile di tutti noi e dei nostri figli, teneri, leggendari e oggi letali: sono i killer Bambi che - senza volerlo - uccidono e sono uccisi, in una guerra ormai aperta e mai dichiarata, un mini Vietnam per cerbiatti, una ennesima parabola sconfortante del rapporto fra uomini e animali
Stanno uscendo a milioni dalle foreste e dalle brughiere, con la loro coda bianca a batuffolo e con gli occhioni dolci incisi per sempre da Disney nell’immaginazione infantile di tutti noi e dei nostri figli, teneri, leggendari e oggi letali: sono i killer Bambi che - senza volerlo - uccidono e sono uccisi, in una guerra ormai aperta e mai dichiarata, un mini Vietnam per cerbiatti, una ennesima parabola sconfortante del rapporto fra uomini e animali. I cervi, sovrani della mitologia e della letteratura americane dai Sioux a Cimino passando per Disney, si stanno moltiplicando follemente su tutto il territorio americano. Invadono i sobborghi che hanno invaso i loro territori, galoppano per le autostrade, segnano con i loro resti spappolati i sentieri d’asfalto della civiltà automobilistica, cadono, ma non senza esigere un prezzo di sangue in cambio: il numero di viaggiatori uccisi o feriti gravemente da incontri con cervi lungo le strade è raddoppiato in questo decennio, da 720 nel 1990 a mille e quattrocento lo scorso anno. E le compagnie di assicurazione avvertono che almeno 15 mila incidenti all’anno sono da attribuire allo scontro fra un veicolo e un cervo.