Isabella Lattes Coifmann, La Stampa, 14/02/1994, 14 febbraio 1994
Se inavvertitamente pestiamo la zampa del nostro cane e lo sentiamo guaire di dolore, siamo immediatamente partecipi della sua sofferenza
Se inavvertitamente pestiamo la zampa del nostro cane e lo sentiamo guaire di dolore, siamo immediatamente partecipi della sua sofferenza. Perché il cane fa parte ormai della famiglia umana, dopo la lunghissima convivenza con la nostra specie. Ma siamo del tutto indifferenti alle sofferenze di tutti quegli animali che vengono sacrificati sull’altare della mensa. Li mangiamo e basta. Ricordo che tempo fa venne proiettato in televisione un documentario terrificante. Testimoniava le torture che l’uomo infligge agli animali domestici durante il trasporto al mattatoio, prima di essere macellati. Naturalmente non c’è stata nessuna replica di un documento così crudo. Nel quale mi sembra non si parlasse dei polli in batteria. Altra faccia dolente della vexata quaestio. I polli ”ruspanti” sono ormai una rarità. La stragrande maggioranza dei polli in commercio proviene dagli allevamenti industriali, dove gli animali vengono stipati sino all’inverosimile al punto che non hanno nemmeno lo spazio per allargare le ali. Ciascuno dispone soltanto di pochi centimetri quadrati.