Massimiliano Lussana e Gian Piero Milanetti, Il Giornale, 19/01/1997, 19 gennaio 1997
L’intensità dello sguardo ricorda quella di Romano Prodi, la voracità è vagamente simile a quella di Vincenzo Visco, la capacità di sopravvivere a dispetto delle mutate condizioni ambientali è seconda solo a quella di Lamberto Dini
L’intensità dello sguardo ricorda quella di Romano Prodi, la voracità è vagamente simile a quella di Vincenzo Visco, la capacità di sopravvivere a dispetto delle mutate condizioni ambientali è seconda solo a quella di Lamberto Dini. Eppure i carassi aurati, in comune con il governo hanno solo il colore. Perché sono quei simpatici pesciolini rossi per cui siamo soliti dissanguarci al luna park, esibendoci in lanci di palline che hanno la rara capacità di non centrare mai il bersaglio. Di solito finisce che il giostraio si commuove e, dopo essersi assicurato che abbiamo finito i soldi, ci regala il carassio aurato. E qui inizia il vero dramma: il neoproprietario si sottopone a estenuanti pellegrinaggi nei negozi che vendono lo speciale mangime, e viene colto da lancinanti sensi di colpa quando deve partire per le vacanze e non sa a chi lasciare l’acquario. L’epilogo è praticamente obbligato: il capofamiglia è incaricato dalla suocera di buttare i pesciolini nel wc e poi accusato dalla stessa di insensibilità nei confronti dell’intero mondo ittico.