Massimiliano Lussana e Gian Piero Milanetti, Il Giornale, 19/01/1997, 19 gennaio 1997
La notizia, circostanza più unica che rara, è che la suocera ha ragione. Chi getta i carassi aurati negli scarichi fognari è veramente insensibile alle sorti dei pesci
La notizia, circostanza più unica che rara, è che la suocera ha ragione. Chi getta i carassi aurati negli scarichi fognari è veramente insensibile alle sorti dei pesci. Degli altri pesci. Perché i simpatici animaletti rossi hanno la straordinaria capacità di sopravvivere in qualunque specchio d’acqua, si moltiplicano più velocemente dei direttori della Rai e sono voraci come piranha. Nel Tevere, per esempio, sopravvivono felici e, sguazzando in mezzo all’inquinamento, hanno una reazione simile a quella dei giornalisti della ”Stampa” di fronte a Prodi: invece di deprimersi si esaltano. Non soffrono della mancanza di ossigeno e degli sbalzi di temperatura e le sostanze che risultano essere letali per gli altri pesci sono invece il loro nutrimento prediletto: i pescatori della capitale raccontano di aver preso pesciolini più pesanti di un chilo. Ormai, a Roma, i pesci rossi hanno conquistato la maggioranza assoluta nel laghetto dell’Eur e in quelli di Villa Pamphili e di villa Borghese dove hanno fatto piazza pulita degli ultimi esemplari di tritoni, divorandone le uova, i girini e persino i piccoli. Ogni ulteriore parallelo col governo Prodi non è puramente casuale.