Romeo Bassoli, L’Unit, 15/02/1997, 15 febbraio 1997
La puzza, peraltro, è peggiorata perché i microrganismi sono aumentati e il metabolismo produce quantità di sostanze sensibili come l’acido acetico, proprionico, n-butirrico e 4-metilvaleico
La puzza, peraltro, è peggiorata perché i microrganismi sono aumentati e il metabolismo produce quantità di sostanze sensibili come l’acido acetico, proprionico, n-butirrico e 4-metilvaleico. Un cocktail micidiale. La cosa sorprendente è che questo tipo di microrganismi colonizzano di solito la bocca o l’intestino ma non si è mai visto sulla pelle. Finora le cure sono state assolutamente prive di efficacia. A questo punto i medici sono esausti e lanciano un messaggio in bottiglia: «Chiediamo assistenza dai colleghi che possano aver incontrato un caso simile o che abbiano suggerimenti per togliere al paziente almeno l’odore, anche senza sradicare i microrganismi». E siccome il mondo della medicina a volte ha il gusto perverso del paradosso, proprio ieri si è saputo che giovedì prossimo la rivista ”Nature” pubblicherà uno studio italiano in cui viene spiegato il meccanismo con cui il nostro naso, dopo un primo impatto più o meno sgradevole (o gradevole) si abitua poi ad un odore nuovo. La scoperta è della ricercatrice italiana Anna Menini, dell’istituto di cibernetica e biofisica del Cnr di Genova, che a questo punto invitiamo a mettersi in contatto con l’ospedale di Cardiff. Forse, invece di togliere quell’odore, è possibile aiutare i medici a sopportarlo.