Barbara Spinelli, La Stampa, 16/02/1997, 16 febbraio 1997
L’orrore dell’economia è all’origine dell’immane rivolta che avvenne nel novembre-dicembre ’95 contro le politiche recessive di Chirac e Juppé, quando la Francia si avventurò - in difesa dei servizi pubblici minacciati dalle liberalizzazioni di Maastricht - nei labirinti d’uno sciopero duro, paralizzante, che impressionò il mondo
L’orrore dell’economia è all’origine dell’immane rivolta che avvenne nel novembre-dicembre ’95 contro le politiche recessive di Chirac e Juppé, quando la Francia si avventurò - in difesa dei servizi pubblici minacciati dalle liberalizzazioni di Maastricht - nei labirinti d’uno sciopero duro, paralizzante, che impressionò il mondo. Il medesimo orrore dell’economia spiega il progredire del neofascismo di Le Pen, che di questo panico si nutre abbondantemente e su di esso ha costruito le proprie fortune. La scorsa domenica il Fronte Nazionale ha conquistato la sua quarta città del Midi, a Vitrolles nei pressi di Marsiglia e la vittoria non è dovuta solo a slogan razzisti contro l’immigrazione. la paura economica che secerne questi successi, e che su altri fronti ingenera gli scioperi, le rivolte sociali: la paura di veder svanire tutto un mondo, fondato sino a ieri sul lavoro ormai rarefatto. La paura di chi si sente tagliato fuori dalla mondializzazione, dai progressi dell’Europa di Maastricht, dalle sicurezze dell’impiego. La paura di chi vuol punire una élite tecnocratica sospettata di abbandonare la nazione, in nome dell’Europa. Forme analoghe di panico affiorarono ai tempi di Weimar, nelle classi medie e salariali minacciate da povertà, da disoccupazione, e il socialnazionalismo di Le Pen ha non pochi punti in comune con il socialismo nazionale di Hitler. Molti francesi vivono la condizione degli emarginati rancorosi descritti a quei tempi da Hans Fallada: E adesso, pover’uomo? Anche il romanzo del loro Orrore Economico potrebbe intitolarsi così, in questo fine millennio.