Barbara Spinelli, La Stampa, 16/02/1997, 16 febbraio 1997
Nel Sud divenuto bruno o nelle periferie della capitale, Le Pen sradica antiche consuetudini socialiste, comuniste, e conquista prioritariamente l’elettore disoccupato, poi l’operaio, infine il piccolo commerciante
Nel Sud divenuto bruno o nelle periferie della capitale, Le Pen sradica antiche consuetudini socialiste, comuniste, e conquista prioritariamente l’elettore disoccupato, poi l’operaio, infine il piccolo commerciante. Il suo punto di forza non è solo nel messaggio razzista xenofobo. anche e sempre più nel messaggio socialnazionale, popolare, antitecnocratico. Messaggio che entra in concorrenza con quello comunista e che spiega la parallela rimonta di quest’ultimo. Secondo Emmanuel Todd, che abbiamo interrogato nell’Istituto francese per gli studi demografici, questo è anche un possibile limite del Fronte Nazionale. «In prospettiva vedo piuttosto un’ascesa dei comunisti, capaci almeno di influenzare i socialisti, mentre il Fronte Nazionale dovrà scegliere fra le due cose: o l’odio razzista dello straniero, o l’odio per le scelte economiche della tecnocrazia dominante. La combinazione fra i due odi funzionava perfettamente per il nazista, che identificava l’ebreo assimilato con l’establishment capitalista. Non funziona nel caso del maghrebino o dell’africano che sono oggi criminalizzati, ed emarginati».