Barbara Spinelli, La Stampa, 16/02/1997, 16 febbraio 1997
Secondo Perret, la classe dirigente non fa di per sé una politica sbagliata. Non si può che liberalizzare l’economia e mutare il concetto del lavoro - in un’economia mondializzata che mette in concorrenza il lavoro a basso costo degli asiatici o degli europei orientali con quello occidentale - e queste scelte si impongono comunque con Maastricht o senza
Secondo Perret, la classe dirigente non fa di per sé una politica sbagliata. Non si può che liberalizzare l’economia e mutare il concetto del lavoro - in un’economia mondializzata che mette in concorrenza il lavoro a basso costo degli asiatici o degli europei orientali con quello occidentale - e queste scelte si impongono comunque con Maastricht o senza. «Ma la classe dirigente francese è incerta, oscillante. Non è capace di agire alla maniera inglese o americana, dicendo chiaramente che un mondo è finito e che nel prossimo secolo occorrerà adattarsi a nuove forme di lavoro, a nuove esperienze di disuguaglianza, ma non sa neppure aggrapparsi a modelli alternativi, a politiche che attuino il rigore economico senza tuttavia sacrificare in blocco lo Stato sociale, come si tenta di fare in Olanda o Danimarca. Anche quello renano potrebbe essere un modello alternativo se non fosse che i dirigenti tedeschi lo difendono sempre più flebilmente a causa dell’altissima disoccupazione».