Barbara Spinelli, La Stampa, 16/02/1997, 16 febbraio 1997
Dice Perret nel suo ultimo libro che man mano che il lavoro si deprezza la politica deve riacquistare peso, rivalutarsi (L’avvenire del lavoro, edit
Dice Perret nel suo ultimo libro che man mano che il lavoro si deprezza la politica deve riacquistare peso, rivalutarsi (L’avvenire del lavoro, edit. Seuil). Che occorre inventare nuovi modi di distribuire l’attività lavorativa, di ridurre gli orari, di aprire il lavoro alle nuove esigenze delle famiglie e degli individui, se si vuole evitare che la democrazia malata di disoccupazione perisca. Ma la classe dirigente francese non sembra ascoltare simili consigli. Per far fronte alla sfida di Le Pen, i partiti classici fanno blocco, danno vita a Fronti Repubblicani che diventano una sorta di partito unico, tanto più efficacemente contestato dall’anti-politica neofascista. Intransigenti al momento del voto, le destre governative lo sono assai meno quando si mettono a rincorrere Le Pen sul piano dei costumi, dell’immigrazione: Robert Badinter, ex ministro socialista della Giustizia, parla a proposito di lepenizzazione del pensiero politico. Il caso più recente è la legge che obbliga il cittadino privato a trasformarsi in poliziotto, e a denunciare al commissariato l’arrivo e la partenza dell’eventuale ospite straniero. La legge non è ancora approvata dal Parlamento ma già contro di essa sono insorti centinaia di intellettuali. Registi, scrittori, architetti si sono autodenunciati in massa per il delitto di ospitalità, memori delle leggi di Vichy sugli ebrei. Anch’essi a loro modo hanno orrore della fine del modello francese di laicità, e di una mondializzazione che avviene soffocando l’unica corazza che possa proteggere la democrazia francese: l’universalismo dei diritti dell’uomo.