Stelio Solinas, Il Giornale, 21/02/1997, 21 febbraio 1997
A quel punto Lewis decise di andare direttamente alla fonte. L’autore di Fiesta lo ricevette in camera da letto, una fila di bottiglie vuote ai piedi dello stesso
A quel punto Lewis decise di andare direttamente alla fonte. L’autore di Fiesta lo ricevette in camera da letto, una fila di bottiglie vuote ai piedi dello stesso. Era in pigiama. «Nella mia immaginazione», scrisse Lewis rievocando anni dopo l’incontro, «era rimasto per sempre giovane, forte e violento. Nella realtà trovai un vecchio, grasso, che si muoveva lentamente. Ciò che mi fece più impressione fu la sua espressione. C’era un vuoto e un senso di spossatezza sul suo volto, gli angoli della bocca tirati dalla disperazione». Più che un colloquio, fu un breve monologo: contro i giomalisti, contro gli editori. Su dove i Barbudos avrebbero potuto arrivare, fu laconico: «La mia risposta a questa domanda è legata al fatto che io a Cuba ci vivo». Eppure da quel gigante piegato dall età e dai malanni, sprigionava ancora una carica emotiva incredibile. Nello stendere il rapporto per Fleming, Lewis non lo nascose: « stato un incontro biblico, un sermone sulla vanità delle cose cacciandoti in gola mentre sei impegnato a far carriera. Volevi conoscere la sua opinione su cosa accadrà nell’isola. La risposta, sfortunatamente, è che non gli interessa più avere opinioni perché la vita per lui non ha più gusto. Non mi ha detto nulla, ma mi ha insegnato più di quanto volessi sapere».