Stelio Solinas, Il Giornale, 21/02/1997, 21 febbraio 1997
All’Hotel Ambos Mundos prima, alla Finca Vìgia (La Vedetta), poi, Hemingway trovò la cornice ideale per dare sfogo a una visione del mondo asociale che irradiava da se stesso e in se stesso si esauriva
All’Hotel Ambos Mundos prima, alla Finca Vìgia (La Vedetta), poi, Hemingway trovò la cornice ideale per dare sfogo a una visione del mondo asociale che irradiava da se stesso e in se stesso si esauriva. «Io detesto qualsiasi maledetto governo», aveva scritto a John Dos Passos, l’autore di 1919, e questo atteggiamento lo accompagnò per tutta la vita. Cuba gli permetteva di far finta che l’unico governo di cui dovesse tener conto fosse il proprio. Come Primo cittadino, stabiliva le regole e le affiliazioni, i divertimenti e le prerogative. C’era l’Ordine Reale dei Mangiatori di Gamberetti («i suoi membri mangiano la testa e la coda»), la liturgia del daiquiri (il record era 16 in una serata), l’iniziazione alla pesca del marlino, le gare di tiro al piccione, le feste in casa con annessa ubriacatura, e le esibizioni come improvvisato domatore di leoni...