Stelio Solinas, Il Giornale, 21/02/1997, 21 febbraio 1997
Cuba, la gente di Cuba, i colori di Cuba, il mare di Cuba, non furono altro, insomma che fondali per la sua vita che poi si rispecchiava nella sua opera
Cuba, la gente di Cuba, i colori di Cuba, il mare di Cuba, non furono altro, insomma che fondali per la sua vita che poi si rispecchiava nella sua opera. La Teraze di Cojimar, la Bodeguita e il Floridita, il caffè La Perla e Cayo Largo, oggi nomi e luoghi da turismo guidato, rimangono a testimonianza di una passione estrema e di un gusto ingordo per le storie e la gente. Ma come icone di un percorso «rivoluzionario», o almeno «sociale» fanno ridere. A Hemingway piaceva l’anarchia arruffona e sanguigna dei cubani, la possibilità di vivere e di divertirsi con poco, il recitare la parte del Grande Scrittore cui, in fondo, tutto è permesso. Oggi che c’è un quieto revival della sua figura e due film uno di Attenborough, l’altro di Bemard Henri Lévy ne tratteggiano la giovinezza e la vecchiaia, si può tornare ad avvicinarsi a un mito che schiaccia se stesso trasformandosi in caricatura (il suo machismo le sue vanterie, l’insopportabile gigionismo, le ansie da prima donna...) e generando un conformismo stilistico che sostituì all’inconfondibile marchio d’origine d’un modo di narrare rastremato, evocativo, insuperabile nel dialogo, la sciattezza dello stile breve, l’abbandono della frase costruita. Un mito che per essersi edificato di forza negli anni dell’impegno, quando il diritto allo scrivere la propria verità veniva subordinato al dovere di narrare secondo la propria ideologia, pagò lo scotto quando l’impegno alla fine trionfò. A Ivan Kaskin, il critico marxista che più d’ogni altro contribuì a farlo conoscere in Russia, aveva scritto ancora nel 1935. «Tutti cercano di spaventarci scrivendo che se non si diventa comunisti e non si ha un punto di vista marxista si finisce col ritrovarsi senza amici e soli. Io preferisco un nemico sincero alla gran parte degli amici che ho conosciuto. Non riesco ad essere un comunista adesso perché credo in una cosa soltanto: la libertà. Uno scrittore è come uno zingaro. Non deve fedeltà a nessun governo. Può avere coscienza di classe solo se il suo talento è limitatoª