Stelio Solinas, Il Giornale, 21/02/1997, 21 febbraio 1997
In Avere e non avere (con il suo incipit che sembra scolpito. «Sapete com’è la mattina presto all’Avana coi vagabondi ancora addommentati lungo i muri, prima che i furgoni del ghiaccio comincino il loro giro dei bar?»), il suo libro più impegnato, il protagonista Henry Morgan si trova alle prese con un gruppo di rivoluzionari anarcocomunisti che rapinano una banca («come Stalin», dice uno di loro) per autofinanziarsi
In Avere e non avere (con il suo incipit che sembra scolpito. «Sapete com’è la mattina presto all’Avana coi vagabondi ancora addommentati lungo i muri, prima che i furgoni del ghiaccio comincino il loro giro dei bar?»), il suo libro più impegnato, il protagonista Henry Morgan si trova alle prese con un gruppo di rivoluzionari anarcocomunisti che rapinano una banca («come Stalin», dice uno di loro) per autofinanziarsi. «Che accidenti m’importa della sua rivoluzione?», pensa. «Al diavolo la sua rivoluzione. Per aiutare il lavoratore svaligia una banca, ammazza uno di quelli che lavora con lui e non contento ammazza quel disgraziato di Albert che non ha mai fatto male a nessuno. O non è un lavoratore che ha ammazzato? All’inferno la loro rivoluzione. Tutto quello che devo fare è mantenere la mia famiglia e non ci riesco. E lui viene a parlarmi della sua rivoluzione. Al diavolo lui e la sua rivoluzione». Morente eccolo delirare, e delineare brandelli della sua filosofia: «Un uomo solo non ha. Non importa che un uomo solo non ha maledettamente modo». Era ancora, l’individualismo eletto a unico metro di giudizio e di comportamento. A Hotchner aveva detto. «L’uomo può essere distrutto ma non vinto. una frase che puoi leggere anche capovolta, il suo contenuto non cambia». Quello che conta è salvare la propria dignità. Poteva essere anche ingenuo in politica, e il suo antintellettualismo fu spesso banale e di maniera, ma su cosa si regga la persona umana lo sapeva benissimo. Ben tornato, vecchio Ernest. Stenio Solinas