Guglielmo Zucconi, Il Giorno, 21/02/1997, 21 febbraio 1997
Mio padre era un anarchico che prima lottò contro i fascisti a Carrara da dove dovette scappare nel 1924, poi andò a combattere in Spagna contro Franco e per poco non venne fatto fuori dai comunisti che, come è noto, odiavano gli anarchici più che i capitalisti
Mio padre era un anarchico che prima lottò contro i fascisti a Carrara da dove dovette scappare nel 1924, poi andò a combattere in Spagna contro Franco e per poco non venne fatto fuori dai comunisti che, come è noto, odiavano gli anarchici più che i capitalisti. Forse perché da bambino ho visto mia madre piangere tante volte domandandosi dove fosse «quel matto», come chiamava mio padre, io sono diventato un uomo tranquillo che diffida della politica: alle elezioni faccio testa o croce per chi votare perché credo che i partiti italiani siano tutti uguali. Ma siccome il sangue non è acqua, ho ereditato da mio padre un odio istintivo verso ogni forma di tirannia e un grande amore per ogni forma di libertà. Per questo dopo aver letto sui giornali gli sperticati elogi del grande Deng Xiaoping, mi è tornata in mente l’immagine di quel ragazzo disarmato che nel 1989, sulla piazza Tienanmen, costrinse a deviare la colonna dei carri armati mandata da Deng a massacrare gli studenti in rivolta. Forse sbaglio, ma le immagini e gli orrori di quei giorni hanno cancellato in me la capacità di scorgere i meriti che la stampa attribuisce all’ultimo tiranno della Cina. Sono certo che mio padre, se fosse vivo, la penserebbe come me. Grazie se ospiterà questo fax spedito a caldo dopo la lettura, dalle 6 alle 8, dei quotidiani, un altro «vizio» ereditario. Enzo La Barbera (Asti).