Margherita De Bac, Corriere della Sera, 26/02/1997; Giovanni Berlinguer, Edoardo Altomare, líUnit2, 27/02/1997; Corriere della Sera, 28/02/1997; Il Giorno, 27/02/1997; Renato Pera, il Giornale 27/02/1997., 26 febbraio 1997
Dolly rappresenta il punto di massimo avvicinamento alla clonazione umana: le differenze genetiche fra il Dna di una pecora e il Dna dell’uomo sono meno del dieci per cento
Dolly rappresenta il punto di massimo avvicinamento alla clonazione umana: le differenze genetiche fra il Dna di una pecora e il Dna dell’uomo sono meno del dieci per cento. Per l’uomo, al posto delle cellule prelevate dalla ghiandola mammaria, si potrebbe usare un fibroplasta, cioè una cellula della cute che contiene tutto il patrimonio genetico. Ma anche cellule dei muscoli o di qualunque altro organo, eccetto ovuli e spermatozoi che hanno soltanto metà del patrimonio genetico. Gli uomini-cloni, pur avendo lo stesso patrimonio genetico dei donatori della cellula che li ha riprodotti, non sarebbero comunque identici al cento per cento: l’intelligenza è controllata geneticamente solo al 70-80% e anche il peso e l’altezza dipendono in gran parte da fattori ambientali. La clonazione di singoli organi da usare nei trapianti viene invece esclusa: «Non capisco come si possa fare un fegato senza il corpo» (Edoardo Boncinelli), ma singoli tessuti di organi di animali, come alcune isole pancreatiche del maiale sono già stati clonati a scopi farmacologici.