Francesco Merlo, Corriere della Sera, 27/02/1997, 27 febbraio 1997
Mai a Milano si era vista tanta simpatica insensatezza. Anche a prendere le cose semplicemente, come si presentano, senza neppure cedere a un superficiale formicolìo di scrupoli morali sulla coerenza e sull’ambiguità della politica, mai a Milano si era vista tanta ironica, malinconica e alla fine poetica insensatezza
Mai a Milano si era vista tanta simpatica insensatezza. Anche a prendere le cose semplicemente, come si presentano, senza neppure cedere a un superficiale formicolìo di scrupoli morali sulla coerenza e sull’ambiguità della politica, mai a Milano si era vista tanta ironica, malinconica e alla fine poetica insensatezza. Sia l’Ulivo e sia il Polo per le libertà, che sulla carta dovrebbe stravincere le elezioni amministrative avendo stravinto, a Milano, quelle politiche, hanno cercato disperatamente un candidato ricco, non importa se prete come don Verzé o petroliere come Moratti, non contano il sesso né i colori della squadra del cuore, purché si tratti di un protagonista danaroso ma generoso, un imprenditore umanista, un capitalista solidale, un prosatore poeta.