Francesco Merlo, Corriere della Sera, 27/02/1997, 27 febbraio 1997
Un Moratti, qualsiasi Moratti, Letizia o Massimo o Milly o magari uno dei loro tanti ragazzi, vale a dire un ”nato bene”, oppure un Presutti o una Marcegaglia (o addirittura Vittorio Feltri) sarebbero piaciuti comunque a chiunque
Un Moratti, qualsiasi Moratti, Letizia o Massimo o Milly o magari uno dei loro tanti ragazzi, vale a dire un ”nato bene”, oppure un Presutti o una Marcegaglia (o addirittura Vittorio Feltri) sarebbero piaciuti comunque a chiunque. E così Massimo è stato il quasi candidato dell’Ulivo e certamente il candidato di Rifondazione comunista e dei Verdi. Poi ha trattato con Berlusconi che lo ha chiamato ad Arcore, luogo ormai al di sopra delle nuvole, una sorta di ambiente nullo, di spazio indifferenziato, dove si può passare, senza transizione, da un mondo all’altro. Ed è fatuo sforzarsi di capire come possa la stessa persona andare bene tanto alla destra quanto alla sinistra, come mai Cossutta e Fini, Berlusconi e Luigi Manconi abbiano puntato sullo stesso cavallo. L’Ulivo, che sogna di estendere a Milano il modello nazionale, ha ripiegato sull’ex presidente dei giovani industriali italiani Aldo Fumagalli, un degnissimo imprenditore che in qualsiasi altro Paese del mondo avrebbe militato dall’altra parte, vale a dire a destra. Ma la generosa insensatezza rappacifica appunto il profitto con la solidarietà, gli imprenditori e i finanzieri con gli operai. Ed è ancora l’insensatezza dell’uomo senza qualità che progettava un accordo tra il regolo dell’ingegneria e le fantasie della poesia.