Francesco Merlo, Corriere della Sera, 27/02/1997, 27 febbraio 1997
Anche l’insensatezza milanese cerca il povero ricco che guadagna bene ma fa gli interessi degli operai, il candidato che è senza qualità perché ha tutte le qualità, l’uomo che non si decide mai a fare storia, ma sta sempre al di qua della storia, nei fondali di putrefazione della storia
Anche l’insensatezza milanese cerca il povero ricco che guadagna bene ma fa gli interessi degli operai, il candidato che è senza qualità perché ha tutte le qualità, l’uomo che non si decide mai a fare storia, ma sta sempre al di qua della storia, nei fondali di putrefazione della storia. un uomo politico che non ha futuro politico quello che non punta su una carta perché ha tutte le carte. Perciò è davvero inutile aggredire l’insensatezza, o psicanalizzare Milano e forse scoprire che Massimo ha il complesso di Letizia, o che entrambi sono affetti da ”figarismo” - «tutti mi vogliono tutti mi cercano» - o che la città soffre del cinismo godereccio del duca del Rigoletto - «questa o quella per me pari sono» - o, ancora, che tutti gli imprenditori hanno contratto la febbre di Berlusconi perché tutti vorrebbero scendere in politica gridando «basta con la politica». Con la premessa cioè che «la politica fa schifo», come sostiene anche Massimo Moratti che, spiega, non è di destra né di sinistra né di centro «ma della città di Milano», proprio come don Verzé «non è di destra né di sinistra ma di Dio». Anche loro come Berlusconi si candiderebbero, ma solo in un partito proprio, con i propri colori e una propria canzone. E bisogna dire che Silvio Berlusconi ha davvero cambiato l’Italia, e forse sarebbe ora di spazzare via un luogo comune: non è Silvio Berlusconi che tre anni fa «scese» in politica ma è la politica italiana che in quel momento «scese» in lui, con tutti i suoi conflitti, e ora dentro di lui essa gira su se stessa, si rode e lo rode. Persino D’Alema, per vincere, si è berlusconizzato. E tutti hanno scoperto il sarto e il truccatore, tutti si fanno la lampada, tutti cantano l’inno personale...