Francesco Merlo, Corriere della Sera, 27/02/1997, 27 febbraio 1997
Che importa? Cronisti e commentatori politici descrivono la presunta tristezza di una Milano piena di rimpianti, rispolverano le grandezze passate della città, con il solito, senile lamento sugli Sforza e i Visconti che non ci sono più e la fine della capitale morale, divorata dal craxismo
Che importa? Cronisti e commentatori politici descrivono la presunta tristezza di una Milano piena di rimpianti, rispolverano le grandezze passate della città, con il solito, senile lamento sugli Sforza e i Visconti che non ci sono più e la fine della capitale morale, divorata dal craxismo. L’Osservatore milanese nota che «in 10 anni a Milano si è registrato un calo di votanti di 13 punti in percentuale, e c’è il rischio che in queste consultazioni si scenda ancora». Ma davvero sarebbe un danno? Bisognosa d’affetto, stanca di sconfitte e fallimenti, affamata di nuove vittorie, Milano sogna una nuova progenie, e figli dotati di un nuovo brillante intelletto, cerca qualcuno o qualcosa che allevii i dolori e i lividi dei suoi giorni interminabili, la povertà del suo sindaco leghista, la paura di trovarsi con le mani tristemente vuote ma furiosamente, ferocemente pulite.