Germano Bovolenta, La Gazzetta dello Sport, 26/02/1997, 26 febbraio 1997
«Improvvisamente gli spari. Fuori, prime luci dell’alba. Boban con la divisa a strisce rossonere da carcerato e il numero 20 si aggrappa al filo spinato
«Improvvisamente gli spari. Fuori, prime luci dell’alba. Boban con la divisa a strisce rossonere da carcerato e il numero 20 si aggrappa al filo spinato. Lo riprendono e lo sbattono in isolamento, la vecchia cella di Panucci. Milanello è tutto recintato e con le torrette agli angoli. Ci sono le guardie, Maurizio Pistocchi fa i turni più lunghi. Raimondo Vianello manovra i riflettori. Interno, notte. Dugarry, Blomqvist e Maldini stanno scavando un cunicolo che dalla loro cella porta al centro di Castellanza. Non hanno i cucchiai, si arrangiano con i cappellini sponsorizzati a tesa rigida di Sacchi. Scavano e scavano. L’obbiettivo è la libertà, è raggiungere il partigiano Tabarez, il capo della rivolta, a Castellanza che li aspetta nella taverna chiamata appunto Tabarez. Si va in gara per scavare. Chi è squalificato scava di più. Il culo è finito, si scappa, tutti a casa».