Vittorio Zucconi, La Repubblica, 25/02/1997, 25 febbraio 1997
E Abu Kamal che continua a sparare, tra le grida, le spinte, il sangue, assaporando quel che la gente come lui può assaporare in momenti come questo
E Abu Kamal che continua a sparare, tra le grida, le spinte, il sangue, assaporando quel che la gente come lui può assaporare in momenti come questo. Sette colpi, dicono i bossoli, per un morto, il ragazzo danese, un ferito gravissimo quello che vomitava sangue, e altri sette feriti, fra le pallottole e i bambini calpestati dalla mandria. Poi Abu Kamal si muove, fa qualche passo verso la vetrina del negozio di paccottiglia, guarda un momento in alto, verso il cielo trasparente e appena rosato dal tramonto di febbraio e punta la Beretta alla sua tempia. «Ricordo una cosa, soprattutto», dirà Stef Nys, un businessman belga che era rimasto in piedi, impietrito «quando ha tirato il grilletto e ha sparato, dalla bocca gli è schizzata via la dentiera». Una dentiera palestinese. Una dentiera da profugo.