Gabriele Romagnoli, La Stampa, 23/02/1997, 23 febbraio 1997
Il racconto era cominciato così: ”Sophie Toscan du Plantier, produttrice televisiva francese, aveva provato un’immotivata e profonda sensazione di terrore
Il racconto era cominciato così: ”Sophie Toscan du Plantier, produttrice televisiva francese, aveva provato un’immotivata e profonda sensazione di terrore. L’aveva confidato agli amici il 22 dicembre. Il giorno dopo era morta ammazzata”. Attacco niente male. Ma poi si è scoperto che quella sensazione di terrore era ancor più inspiegabile, perché la vittima non l’aveva confidata proprio a nessuno, e che il giornalista che l’aveva descritta, insieme con molti particolare inediti dell’omicidio, era il sospettato numero uno. Allora bisogna ricominciare il racconto da capo, riscrivere questa storia dove appaiono: una sceneggiatrice evasiva, un cronista che sapeva troppo, una dozzina di artisti in esilio da se stessi, donne maltrattate e un vento che passa su tutto a 120 chilometri l’ora. Prendete le calosce e il soprabito pesante, si va in Irlanda.