Gabriele Romagnoli, La Stampa, 23/02/1997, 23 febbraio 1997
Adesso Sophie lavora in tv, produce documentari sull’arte per una rete specializzata, ma il suo sogno resta il cinema
Adesso Sophie lavora in tv, produce documentari sull’arte per una rete specializzata, ma il suo sogno resta il cinema. Sta lavorando a una sceneggiatura, ma a nessuno ha rivelato di cosa tratta. Quando sbarca a Cork ha con sé il computer. Scriverà posandolo di fronte alla finestra che inquadra il mare in burrasca e lo scoglio di Fastnet. Noleggia una Fiesta grigio metallizzato, passa al ristorante, poi si chiude in casa, una ex fattoria di 5 stanze, in una zona isolata, raggiungibile seguendo una deviazione della strada che va da Cork alla punta della penisola di Mizen. L’hanno acquistata cinque anni fa, per poco più di cento milioni, e poi ristrutturata. Il marito non ci viene quasi mai. «Pioggia, vento e bifolchi», dice del posto. Lei, invece, lo ama. Il giorno dopo, sabato, esce di casa per due ore, nel pomeriggio, per fare acquisti. La domenica, quella del fantomatico presentimento, fa una passeggiata da sola a Mizen Head, la punta estrema della penisola, un posto dove, per credere che il mondo non sia finito lì, bisogna avere molta fantasia o essersi portati un atlante. Alle 4 prende un tè al porto, nel pub di conoscenti. Dà risposte contraddittorie sui suoi programmi imminenti. Come sempre, evasiva. Alle sei, la Fiesta grigia è posteggiata davanti a casa e non si muoverà più. Alle undici chiama il marito a Tolosa: è l’ultima telefonata.