Giovanni Morandi, Extra, 02/03/1997; Corriere della Sera, 07/03/1997, 2 marzo 1997
«Prima di dire la sua vera opinione un albanese preferisce sparare. Teme che i muri abbiano orecchie
«Prima di dire la sua vera opinione un albanese preferisce sparare. Teme che i muri abbiano orecchie. Vede in ognuno una spia ma ha ragione solo a metà; perché solo una persona su due è una spia. Non esiste un’organizzazione capillare perché ogni cittadino albanese, con passione e senza che gli venga ordinato, osserva i vicini, cosa fanno e dove vanno, prova un piacere infantile a svelare ”segreti” e vede pericolosi segreti in avvenimenti innocui e perfettamente chiari [...] Il gusto di spiare, in questi uomini, è grande quanto la paura di esprimere un’opinione. Ed esprimono così raramente un’opinione che col tempo smettono di averne di proprie per ascoltare unicamente quelle degli altri. Infatti a che serve un’opinione che viene taciuta? Così, al posto di una convinzione politica subentra l’accodamento al partito politico, al posto di una battaglia la cospirazione, al posto della parola l’allusione, al posto dell’attenzione la paura. In questo paese non è sicuro né chi governa né chi è governato. Non vi sarebbe un’opinione pubblica neppure se fosse permesso. [...] Le loro virtù sono: gentilezza, silenzio, mitezza, modestia. La loro caratteristica più pericolosa: l’amore per il denaro. Ci sono luoghi in cui i contadini hanno sepolto mucchi d’oro e continuano ad accumulare oro con zelo. Forse la loro frugalità è per metà avarizia. Perciò, più che pigri sul lavoro, sono semplicemente deboli. Producono molto meno di un europeo perché sono peggio nutriti. La loro sobrietà rasenta l’assurdo. La loro modestia è triste e opprimente - opprimente quanto la vita priva di donne nelle città, in cui per giorni non si vede una donna, non si sente una voce argentina. La vita è diserotizzata, l’amore è degradato a virtù domestica e una passeggiata è noiosa quanto un weekend. Che terra attuale!». (Joseph Roth, reportage sull’Albania per la ”Frankfurter Zeitung” alla fine degli anni Venti, pubblicato anche nel 1930 in Museo delle Cere).