Eugenio Manca, L’Unit, 01/03/1997, 1 marzo 1997
Più in là non c’è ghiaia: è terra, sono zolle di terra, forse teneri ciuffi d’erba. Attenzione, conviene tornare al percorso ghiaioso, che crocchia sotto le suole delle scarpe
Più in là non c’è ghiaia: è terra, sono zolle di terra, forse teneri ciuffi d’erba. Attenzione, conviene tornare al percorso ghiaioso, che crocchia sotto le suole delle scarpe. Poi si sente il quieto crosciare di una fontana, lo scorrere dell’acqua sotto un ponticello, attenzione a non bagnarsi, a non inciampare nella vasca, a non infilzare i vicini con la punta del bastone. La vista è importante ma non è tutto: usate il tatto, l’odorato, l’udito... Si varca una porta e tutto cambia: non più uccelli e fontane ma motori, sirene, rumori assordanti che giungono da ogni direzione. Sembra d’essere al centro di una pista d’automobili. Il bastone picchia contro oggetti metallici, ci imbattiamo negli ostacoli più diversi: catene, barriere, vasi, cassoni. Avanzare, arretrare, aggirare, salire e scendere gradini e gradoni... la città. La metropoli come abbiamo saputo costruirla. Con la sua aria fetida, i suoi rumori insolenti, i suoi ”arredi” insidiosi. Riconosciamo i rumori e Antonio dice: bene; ritroviamo il percorso e dice: bene; aggiriamo un ostacolo e dice ancora: bene, bene.