Lietta Tornabuoni, La Stampa, 13/02/1997, 13 febbraio 1997
Forse non è una buona idea contrapporre, come fanno alcuni politici, ministri, economisti o tecnici, i ragazzi senza lavoro e i vecchi con la pensione, lasciando intendere che quanto finora è andato agli anziani deve da ora in poi spettare ai giovani, e allineando brutti ragionamenti
Forse non è una buona idea contrapporre, come fanno alcuni politici, ministri, economisti o tecnici, i ragazzi senza lavoro e i vecchi con la pensione, lasciando intendere che quanto finora è andato agli anziani deve da ora in poi spettare ai giovani, e allineando brutti ragionamenti. Con toni allarmati e sgomenti si annuncia che in Italia i vecchi, oggi tredici milioni, saranno venticinque milioni nel 2027, una massa costosissima dal punto di vista previdenziale e sanitario: e allora? che vogliamo fare, ammazzarli? eliminare i vecchi perché vecchi? lasciarli morire d’inedia senza neppure la pensione, anche se per quella pensione loro e i loro datori di lavoro magari hanno pagato contributi per decenni? Con toni pragmatici si ipotizza di tener lontani i vecchi malati dagli ospedali, assistendoli eventualmente a casa oppure mettendoli in appositi cronicari: come se quei vecchi, non diversamente da ogni altro, non avessero pagato durante tutta la vita tasse e contributi per una Sanità disastrata e parziale. Con toni virtuosi, si tende a descrivere i pensionati come privilegiati, e si sostiene che a simili privilegi abbiano diritto anche (o più?) i giovani disoccupati.