Vittorio Zucconi, D di Repubblica, 04/03/1997, 4 marzo 1997
Aprì il cassetto delle cose care e preziose e prese la sua pistola. Non una rivoltellina da signora, una di quelle graziose Derringer con il calcio di madreperla e la doppia canna che un tempo le damine del West tenevano leggiadramente infilate nella giarrettiera sotto la crinolina
Aprì il cassetto delle cose care e preziose e prese la sua pistola. Non una rivoltellina da signora, una di quelle graziose Derringer con il calcio di madreperla e la doppia canna che un tempo le damine del West tenevano leggiadramente infilate nella giarrettiera sotto la crinolina. La sua pistola era una Luger, un’arma da guerra, la pistola d’ordinanza degli ufficiali austro-tedeschi. Un cannone. Con la sua Luger in pugno, la nonna entrò nell’atrio. I ragazzi la guardarono, un po’ sorpresi, un po’ divertiti. Una nonna con la pistola? Con quel cannone, poi? Sharky rise, oh oh, arriva Calamity Jane. «Ascoltatemi bene, stronzetti» disse tranquilla Dorothy, che confesserà imbarazzata all’agenzia giornalistica americana AP di avere usato un linguaggio inconsueto per lei «se non ve ne andate subito vi sparo prima nei coglioni e poi, se mi sento buona, in mezzo agli occhi». Uh uh che fifa ragazzi, sghignazzò il capo, la nonna ci spara. Bang, partì il primo colpo.