Gianni Toniolo, Il Sole 24 ore, 13/03/1997; Giorgio La Malfa, Il Sole 24 ore, 15/03/1997, 13 marzo 1997
Un recente rapporto dell’Istituto La Malfa avanza una proposta originale: prima di procedere alla ”privatizzazione” di casse di risparmio e banche pubbliche, il Tesoro rilevi dalle stesse le quote nel capitale della Banca d’Italia loro assegnate nel ’36, per un valore nominale, mai rivalutato, di 300 milioni
Un recente rapporto dell’Istituto La Malfa avanza una proposta originale: prima di procedere alla ”privatizzazione” di casse di risparmio e banche pubbliche, il Tesoro rilevi dalle stesse le quote nel capitale della Banca d’Italia loro assegnate nel ’36, per un valore nominale, mai rivalutato, di 300 milioni. Secondo il rapporto tali quote varrebbero oggi 45.212 miliardi, pari alla somma di capitale, riserve e fondo di adeguamento della valutazione della riserva aurea risultanti dall’ultimo bilancio. Secondo l’Istituto la Malfa questa è la somma che il Tesoro dovrebbe sborsare per entrare in possesso del capitale della Banca d’Italia. Nel riportare la notizia, il professor Gianni Toniolo, sul – Sole 24-Ore”, replica che il valore delle quote della Banca d’Italia è in realtà in funzione quasi esclusiva dei dividendi. Oggi lo statuto della Banca e una prassi consolidata limitano drasticamente la quota dei dividendi da assegnare ai partecipanti al capitale. Con l’ultimo bilancio (1995) su un utile netto di 701 miliardi ne sono stati assegnati 420,7 al Tesoro, circa 6 agli azionisti, il resto a riserva. Sulla base di questa distribuzione di utili, si può stimare che il valore di una quota della Banca d’Italia oscilla tra gli 80 e i 200 miliardi. Dunque, se proprio volesse acquistare le quote dell’Istituto di emissione in possesso di banche pubbliche da privatizzare, il Tesoro dovrebbe sborsare una somma che è una piccolissima frazione di quella ipotizzata dall’Istituto La Malfa. Giorgio La Malfa ha a sua volta replicato al professor Toniolo: «A noi sembra strano, per il vero, che Cariplo, Banca di Roma, Banca del Lavoro, San Paolo di Torino, che portano le quote Banca d’Italia a un valore di carico superiore al valore originario, abbiano potuto farlo senza una qualche intesa con ’lIstituto di emissione. Poiché queste quattro banche espongono un valore di oltre 1.100 miliardi, disponendo di un 30% circa delle quote della Banca d’Italia, il valore presumibile è certamente di molti e molti ordini di grandezza superiore a quello valutato dal professor Toniolo».