Marco Nozza, Il Giorno, 27/02/1997, 27 febbraio 1997
Chiedo se c’è qualcuno che glieli dà, i soldi, o glieli ha promessi, per incastrare qualcuno, o salvare qualcun altro
Chiedo se c’è qualcuno che glieli dà, i soldi, o glieli ha promessi, per incastrare qualcuno, o salvare qualcun altro. Salvare chi? No, io non voglio salvare nessuno. E nemmeno incastrare qualcuno. Io dico questo perché so che questa è la verità!». Perché viene a raccontare queste cose tanto tempo dopo, a distanza di venticinque anni dal delitto Calabresi? «Io sono già andato a raccontare tutto ai carabinieri di Milano. Ma non mi hanno creduto quelli...». Quand’è che è andato dai carabinieri? «Trentanove giorni dopo l’uccisione di Calabresi». E cioè il 26 giugno del’72. Che carabinieri erano, quelli? «Erano i carabinieri di via Moscova». Erano tutti presi, in quei giorni, da altre indagini. A Peteano, il 31 maggio, era saltata per aria una «500», tutta minata. E tre carabinieri erano stati massacrati. I carabinieri di Milano erano impegnati da quelle parti: a Gorizia, a Udine, a Trieste... E come mai non si è presentato davanti ai giudici di Milano, anni dopo, nel’89 e nel’90, quando Leonardo Marino ha accusato sofri, Pietrostefani e Bompressi di avere ammazzato calabresi? Antonio Di Fiore non risponde. Dice soltanto che , adesso, è disposto a raccontare tutto. «Ma soltanto a un giudice. Non ai carabinieri. Nemmeno alla polizia. Men che meno ai giornalisti...».