Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  marzo 06 Giovedì calendario

Professor Ziegler, può riassumere la sua tesi? «Il mio ragionamento si articola in tre punti. Primo: nel ’39 Hitler era in fallimento

Professor Ziegler, può riassumere la sua tesi? «Il mio ragionamento si articola in tre punti. Primo: nel ’39 Hitler era in fallimento. L’oro della Reichbank era finito. Il riarmo, la costruzione della macchina da guerra nazista aveva esaurito le risorse monetarie. Secondo: anche nel ’42, nel momento di massima espansione del Reich, l’economia tedesca è rimasta dipendente dal mercato esterno per l’approviggionamento delle materie prime strategiche: cromo, acciaio, petrolio, diamante grezzo devono essere acquistati fuori dai territori occupati dalla Wehrmacht: in Svezia, Portogallo, Turchia, Spagna. Terzo: Hitler paga con l’oro depredato dai forzieri delle banche centrali di Norvegia, Lituania e dei Paesi dell’Est, dai lager, dalle case private. Ma gli altri governi rifiutano di accettarlo: gli alleati li avevano messi in guardia, con la ”Gold Declaration” Roosevelt e Churchill avevano indicato chiaramente che chi avesse accettato l’oro depredato avrebbe dovuto restituirlo dopo la guerra. Tutti si adeguano. Tranne la Svizzera. La banca centrale e le altre banche accettano di convertire il bottino nazista in miliardi di franchi svizzeri, con cui Hitler può comprare cromo in Portogallo, acciaio in Svezia, e poi petrolio e tungsteno».