Aldo Cazzullo, La Stampa, 06/03/1997, 6 marzo 1997
Professor Ziegler, può riassumere la sua tesi? «Il mio ragionamento si articola in tre punti. Primo: nel ’39 Hitler era in fallimento
Professor Ziegler, può riassumere la sua tesi? «Il mio ragionamento si articola in tre punti. Primo: nel ’39 Hitler era in fallimento. L’oro della Reichbank era finito. Il riarmo, la costruzione della macchina da guerra nazista aveva esaurito le risorse monetarie. Secondo: anche nel ’42, nel momento di massima espansione del Reich, l’economia tedesca è rimasta dipendente dal mercato esterno per l’approviggionamento delle materie prime strategiche: cromo, acciaio, petrolio, diamante grezzo devono essere acquistati fuori dai territori occupati dalla Wehrmacht: in Svezia, Portogallo, Turchia, Spagna. Terzo: Hitler paga con l’oro depredato dai forzieri delle banche centrali di Norvegia, Lituania e dei Paesi dell’Est, dai lager, dalle case private. Ma gli altri governi rifiutano di accettarlo: gli alleati li avevano messi in guardia, con la ”Gold Declaration” Roosevelt e Churchill avevano indicato chiaramente che chi avesse accettato l’oro depredato avrebbe dovuto restituirlo dopo la guerra. Tutti si adeguano. Tranne la Svizzera. La banca centrale e le altre banche accettano di convertire il bottino nazista in miliardi di franchi svizzeri, con cui Hitler può comprare cromo in Portogallo, acciaio in Svezia, e poi petrolio e tungsteno».