Gabriele Invernizzi, L’Espresso, 20/03/1997, 20 marzo 1997
A fine febbraio, dopo dieci anni di risultati positivi, la Renault è tornata gravemente in rosso: 1
A fine febbraio, dopo dieci anni di risultati positivi, la Renault è tornata gravemente in rosso: 1.500 miliardi. Come risposta alla crisi la casa francese ha messo alla porta i 3.137 operai della fabbrica di Vilvoorde, in Belgio. Gli operai sono scesi in piazza gridando « l’inizio della guerra sociale». I dipendenti che la Renault metterà sul lastrico a giugno si aggiungono a quelli già licenziati dall’olandese Philips e dalle acciaierie di Clabecq, fallite due mesi fa. Questi tre casi, da soli, costano al Belgio 10 mila posti di lavoro: è come se in Italia venissero licenziati 60 mila operai. Jacques Santer, presidente della Commissione Europea, ha affermato che «la chiusura della fabbrica ha assestato un grave colpo allo spirito di fiducia europeo». Franck Borotra, ministro francese dell’industria, ha replicato ricordando che «quando Jvc se n’è andata dalla Lorena, quando Hoover ha delocalizzato dalla Borgogna, quando Grundig ha chiuso l’impianto della Mosella, non ricordo di aver avuto il sostegno della commissione europea».Il piano di ristrutturazione della Renault prevede l’accorpamento della produzione di un singolo modello in un solo sito industriale: la Twingo e la Laguna in Francia, rispettivamente a Flins e a Sandouville, la Mégane a Douai (Francia) e a Palencia (Spagna), la Clio a Novo Mesto (Slovenia) e a Valladolid (Spagna).