Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  marzo 20 Giovedì calendario

L’altra settimana, all’indomani dell’annuncio della chiusura della Renault di Villevoorde, c’era stata l’eurogrève: sciopero di un’ora in tutte le fabbriche europee del gruppo, tredici in Francia, una in Spagna a Valladolid, più naturalmente quella belga appena chiusa

L’altra settimana, all’indomani dell’annuncio della chiusura della Renault di Villevoorde, c’era stata l’eurogrève: sciopero di un’ora in tutte le fabbriche europee del gruppo, tredici in Francia, una in Spagna a Valladolid, più naturalmente quella belga appena chiusa. Martedì scorso invece c’è stata l’euromanif: tutti a manifestare a Boulogne-Billancourt, sede storica della Renault, operai francesi, belgi, spagnoli con l’aggiunta stavolta di una delegazione simbolica di metalmeccanici sloveni provenienti dalle officine di Novo Mesto, la testa di ponte che Renault ha aperto guardando ai grandi mercati dell’Europa orientale. Così, tra eurogrève e euromanif, si è potuto fingere che la classe operaia abbia fatto nascere un nuovo mito. L’incorreggibile ”Libération”, rispolverando per l’occasione la sua anima gauchiste e sessantottina, è arrivata a scrivere che «se lo strumento dell’Europa monetaria è l’euro, lo strumento dell’Europa sociale sarà d’ora in poi l’eurosciopero».