Gabriele Invernizzi, L’Espresso, 20/03/1997, 20 marzo 1997
L’altra settimana, all’indomani dell’annuncio della chiusura della Renault di Villevoorde, c’era stata l’eurogrève: sciopero di un’ora in tutte le fabbriche europee del gruppo, tredici in Francia, una in Spagna a Valladolid, più naturalmente quella belga appena chiusa
L’altra settimana, all’indomani dell’annuncio della chiusura della Renault di Villevoorde, c’era stata l’eurogrève: sciopero di un’ora in tutte le fabbriche europee del gruppo, tredici in Francia, una in Spagna a Valladolid, più naturalmente quella belga appena chiusa. Martedì scorso invece c’è stata l’euromanif: tutti a manifestare a Boulogne-Billancourt, sede storica della Renault, operai francesi, belgi, spagnoli con l’aggiunta stavolta di una delegazione simbolica di metalmeccanici sloveni provenienti dalle officine di Novo Mesto, la testa di ponte che Renault ha aperto guardando ai grandi mercati dell’Europa orientale. Così, tra eurogrève e euromanif, si è potuto fingere che la classe operaia abbia fatto nascere un nuovo mito. L’incorreggibile ”Libération”, rispolverando per l’occasione la sua anima gauchiste e sessantottina, è arrivata a scrivere che «se lo strumento dell’Europa monetaria è l’euro, lo strumento dell’Europa sociale sarà d’ora in poi l’eurosciopero».