Gabriele Invernizzi, L’Espresso, 20/03/1997, 20 marzo 1997
Chi avrebbe immaginato che appena un anno e mezzo più tardi, estate del ’96, la privatizzazione vera e propria sarebbe passata senza un solo giorno di sciopero? E che anzi due salariati su tre, compresi tanti vecchi militanti della Cgt, il temibile sindacato rosso, si sarebbero trasformati in azionisti? Col risultato che oggi ”les Renault”, più che di un improbabile futuro di eurogrève, sono diventati protagonisti del seguente paradosso, inedito nella storia del movimento operaio: col suo licenziamento un lavoratore azionista perde il salario ma guadagna in Borsa
Chi avrebbe immaginato che appena un anno e mezzo più tardi, estate del ’96, la privatizzazione vera e propria sarebbe passata senza un solo giorno di sciopero? E che anzi due salariati su tre, compresi tanti vecchi militanti della Cgt, il temibile sindacato rosso, si sarebbero trasformati in azionisti? Col risultato che oggi ”les Renault”, più che di un improbabile futuro di eurogrève, sono diventati protagonisti del seguente paradosso, inedito nella storia del movimento operaio: col suo licenziamento un lavoratore azionista perde il salario ma guadagna in Borsa. All’indomani dell’annuncio che la Renault si liberava dei suoi 3.152 dipendenti belgi, il titolo ha preso il volo, guadagnando un bel 13%. E tutti gli analisti finanziari parigini sono pronti a scommettere che lo stesso si ripeterà dopo la nuova ondata di licenziamenti in Francia. Ma questo non è che il primo della lunga serie di paradossi che rendono tormentato il cammino della Renault.