Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  marzo 20 Giovedì calendario

Il mercato europeo dell’automobile l’anno scorso ha conosciuto una crescita del dieci per cento

Il mercato europeo dell’automobile l’anno scorso ha conosciuto una crescita del dieci per cento. Ma non è stato così per Renault, le cui vendite in Europa sono scese dal 10.3% del 1995 al 10.1%. In Francia, ancora peggio: dal 29.2% al 26.6%. E i primi due mesi di quest’anno si presentano ancora più neri: nonostante il successo dell’ultima nata alla grande famiglia, la Mégane-Scenic, il calo delle vendite ha raggiunto il 30%. Quale sia una delle cause di questo disastro lo sa bene Schweitzer e lo confermano tutti gli analisti finanziari parigini: il mercato francese dell’automobile è stato ”pourri”, guastato dalla Balladurette e dalla Juppette poi, come si chiamano, dai nomi dei due primi ministri che li hanno introdotti, i premi per la rottamazione. «Questi incentivi», spiega un analista, «hanno favorito le vendite di auto di piccola cilindrata, e in particolare quelle di marca straniera che sono meno care delle nostre». E a prova di ciò cita i conti dei primi nove mesi del ’96 in cui la Juppette, mentre ha beneficiato la Fiat di un aumento del 45% (e addirittura dell’80 per i modelli Panda), ha lasciato la Renault ferma a quota 30 per cento in più. Oltre che vittima della guerra dei prezzi, di cui non può considerarsi la sola responsabile, l’industria francese sembra pagare anche il prezzo della sua megalomania. «Le nostre automobili sono troppo onerose», sostiene un altro analista che, come i precedenti, vuole restare anonimo: «L’industria francese ha fatto dei grandi passi avanti sul piano dell’innovazione e della qualità, ma tutto a scapito della produttività». E a prova di ciò fornisce queste cifre: a fronte delle diciotto vetture prodotte in un anno da un salariato Renault (ma alla Peugeot sono appena 14) in certe fabbriche Fiat la produzione media è di 50 unità. «Allo stesso modo, mentre la realizzazione della Mègane ha richiesto 53 mesi di lavoro ed è costata 14 miliardi di franchi, per la Punto la Fiat ha impiegato 36 mesi e ha investito appena 4.8 miliardi» conclude l’analista.