Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  marzo 27 Giovedì calendario

Un lavoratore delle ferrovie italiane ogni anno costa mediamente 76 milioni e 700 mila lire, il 42,8 % in più (a parità di potere d’acquisto) di un operaio delle ferrovie inglesi, il 33,6% in più degli spagnoli della Renfe e il 32% in più dei francesi della Sncf

Un lavoratore delle ferrovie italiane ogni anno costa mediamente 76 milioni e 700 mila lire, il 42,8 % in più (a parità di potere d’acquisto) di un operaio delle ferrovie inglesi, il 33,6% in più degli spagnoli della Renfe e il 32% in più dei francesi della Sncf. Sotto la gestione Necci il costo globale del lavoro per addetto è cresciuto del 21% al netto dell’inflazione (+1% nelle ferrovie spagnole, +7% in quelle francesi). Le retribuzioni nette per addetto sono salite del 18 per cento (+3% in Spagna, +6% in Francia). Agli aumenti dei costi però non corrisponde un’adeguata produttività: un macchinista della tedesca Dbag produce il 67,7% in più rispetto a un pari grado delle Fs. Il lavoro svolto da un addetto alla circolazione della Renfe equivale a quello di due colleghi dell’azienda italiana. Un addetto alla manutenzione delle Fs cura 830 metri di linea, uno della Renfe due chilometri. Secondo dati del ’95 un controllore spagnolo produce un po’ più di tre controllori italiani.