Stefano Livadiotti, L’Espresso, 27/03/1997, 27 marzo 1997
Un lavoratore delle ferrovie italiane ogni anno costa mediamente 76 milioni e 700 mila lire, il 42,8 % in più (a parità di potere d’acquisto) di un operaio delle ferrovie inglesi, il 33,6% in più degli spagnoli della Renfe e il 32% in più dei francesi della Sncf
Un lavoratore delle ferrovie italiane ogni anno costa mediamente 76 milioni e 700 mila lire, il 42,8 % in più (a parità di potere d’acquisto) di un operaio delle ferrovie inglesi, il 33,6% in più degli spagnoli della Renfe e il 32% in più dei francesi della Sncf. Sotto la gestione Necci il costo globale del lavoro per addetto è cresciuto del 21% al netto dell’inflazione (+1% nelle ferrovie spagnole, +7% in quelle francesi). Le retribuzioni nette per addetto sono salite del 18 per cento (+3% in Spagna, +6% in Francia). Agli aumenti dei costi però non corrisponde un’adeguata produttività: un macchinista della tedesca Dbag produce il 67,7% in più rispetto a un pari grado delle Fs. Il lavoro svolto da un addetto alla circolazione della Renfe equivale a quello di due colleghi dell’azienda italiana. Un addetto alla manutenzione delle Fs cura 830 metri di linea, uno della Renfe due chilometri. Secondo dati del ’95 un controllore spagnolo produce un po’ più di tre controllori italiani.