Tommaso Labranca, L’Unit, 24/02/1997, 24 febbraio 1997
L’assegnazione delle frequenze televisive procede tra diatribe furibonde. L’assegnazione delle emittenti ai canali dei nostri apparecchi domestici va invece ordinatamente avanti, rispettando un codice mai stabilito secondo il quale, terminata la traccia numerica con Canale 5 sul 5, una stessa illuminazione ci porta tutti a memorizzare Italia Uno sul 6
L’assegnazione delle frequenze televisive procede tra diatribe furibonde. L’assegnazione delle emittenti ai canali dei nostri apparecchi domestici va invece ordinatamente avanti, rispettando un codice mai stabilito secondo il quale, terminata la traccia numerica con Canale 5 sul 5, una stessa illuminazione ci porta tutti a memorizzare Italia Uno sul 6. Chiunque si avventuri dal 7 in poi lo fa a proprio rischio. Oltre il 7 si entra in una serra-laboratorio simile a quella di Mansueto Tettamanzi, procuratore legale, ma anche naturalista, nella quale ci attendono melanzane mostruose e altri classici della teratologia televisiva. Le piccole emittenti, quelle trans-settane, hanno purtroppo da tempo rinunciato a produrre varietà e fiction e nel loro ciclo continuo di venditori l’unica isola di sano divertimento resta quella occupata dal calcio.