Vittorio Zucconi, La Repubblica, 15/03/1997, 15 marzo 1997
Fu a 14 anni, un età delicata, di identità incerte e sempre ansiose anche per chi non ha avuto i genitali amputati per sbaglio e ricostruiti di segno opposto, che la finzione fisica crollò e la verità interiore venne a galla
Fu a 14 anni, un età delicata, di identità incerte e sempre ansiose anche per chi non ha avuto i genitali amputati per sbaglio e ricostruiti di segno opposto, che la finzione fisica crollò e la verità interiore venne a galla. Giovannina disse alla madre che era stanca di medici, di interventi plastici sul suo sesso, di punture di ormoni e di collants. Raccontò di sentirsi attratta dalle sue compagne femmine e indifferente ai maschi e, come tanti adolescenti che alla sua età annaspano nelle incertezze sessuali, di considerarsi ormai omosessuale. Quando minacciò di suicidarsi, la madre crollò: lei gli raccontò la verità, la sua nascita da maschio, il macello del chirurgo, la fatica, la pena di dargli/darle una vita apparentemente normale da femmina.