Gianni Clerici, La Repubblica, 21/03/1997, 21 marzo 1997
Ridacchiavamo quando Fabio Della Vida, agente di tennisti, affermava scuotendo la testa:«Ormai gli scout vanno ai tornei delle mamme incinte»
Ridacchiavamo quando Fabio Della Vida, agente di tennisti, affermava scuotendo la testa:«Ormai gli scout vanno ai tornei delle mamme incinte». Ma Fabio, erede del più grande uomi di tennis italiano, Carletto, vedeva molto avanti. E così non ridacchiammo più, quando Monica Seles divenne la più giovane numero uno del mondo, a 17 anni, 3 mesi e 9 giorni. Sulla strada di simile recordo giacevano, se non proprio gli scheletri, i simboli traumatici di mille incidenti occorsi ad altre predestinate, la Austin, la Jager, la Capriati. Tutte egualmente avvinte da legami edipici con mamme e papà frustrati, gente che si serviva delle pargole per afferrare quelle affermazioni che il destino o l’inettitudine, avevano negato loro. Una regola antica, iniziata il giorno in cui morì il piccolo Philippe Lenghen, e suo papà Charles tolse di peso la sorellina Suzanne dalla stanza giochi imponendole di saltare la corda finché fosse mezza svenuta.