Gianni Clerici, La Repubblica, 21/03/1997, 21 marzo 1997
Martina Hingis, infatti, a rete ci va poco. Per naturale saggezza e perchè la sua volé non è ancora tecnicamente perfetta
Martina Hingis, infatti, a rete ci va poco. Per naturale saggezza e perchè la sua volé non è ancora tecnicamente perfetta. Ci va soltanto al seguito dei suoi profondissimi, incrociatissimi tiri, quando deve impartire alla palla la benedizione, come la chiama Tommasi. E cioè un tocchetto elementare, simile a quello che riesce anche a me e a voi, aficionados. Ma, per arrivare alla benedizione, Martina si è ben concentrata in una litania di colpi che hanno costretto avversarie più forti, più vecchie, più esperte di lei a corse mozzafiato. Perchè nessuna come lei sa usare il campo quasi fosse una scacchiera, nessuna sa entrare con tanto tempismo e leggerezza dentro le righe, nessuna sa colpire la palla nell’ascesa, e sfruttare la forza dell’avversario. Sa fare, Martina, di uno sport quale il tennis, un’arte marziale dolce come lo judo.