Giorgio Manganelli, Corriere della Sera, 27/03/1984, 27 marzo 1984
Credo che tutti i lettori di Dante siano in qualche modo viziati dalla giovanile lettura parcellare imposta dalla scuola
Credo che tutti i lettori di Dante siano in qualche modo viziati dalla giovanile lettura parcellare imposta dalla scuola. Quando s’è imparato Malebolge e il conteUgolino, non li si dimentica più. Le tre gigantesche costruzioni continueranno a stargli attorno, irreparabilmente distinte. Leggendo la Divina Commedia d’un fiato mi rendevo conto di contrastare una antica malsana usanza: ma di meglio non potevo fare. La mia sensazione è stata questa: tutto di fila, e capire quel che si può capire. Il resto verrà più tardi. Leggendo tutto insieme non solo non si può capire tutto, ma non è opportuno: Dante è un enigmatico, e almeno per una volta accettiamolo per quello che è. Ha i suoi motivi per non farsi capire subito, e qualche volta per essere assolutamente impenetrabile. E’ uan corsa stremante tra luci e tenebre, stelle, lune, soli, misteriosi frammenti di edifici regali e sacri, con mutile, occulte scritte. Il percorso è talora nitido; geometrico; talora è paludoso, è uno strisciar tra cunicoli e antri. Non capire è importante. Importante è - che cosa? Forse leggere, forse essere letti, essere insieme interlocutori e destinatari di messaggi criptici e fatali. Ascoltare lo sgomento dei rombi, gli squisiti ritmi. «Come la neve al sol si disigilla»: chiarissimo ed inutile capirlo.