Giorgio Manganelli, Corriere della Sera, 27/03/1984, 27 marzo 1984
La soglia. Il "Purgatorio" è, inconfodibilmente, un Adagio. L’orchestra è nettamente ridotta. Direi non più di una dozzina di strumenti, con una splendida presenza di fiati: clarinetto, fagotto, oboe, corno inglese e almeno due corni di bassetto, quella delizia mozartiana
La soglia. Il "Purgatorio" è, inconfodibilmente, un Adagio. L’orchestra è nettamente ridotta. Direi non più di una dozzina di strumenti, con una splendida presenza di fiati: clarinetto, fagotto, oboe, corno inglese e almeno due corni di bassetto, quella delizia mozartiana. L’ho già detto: qui si riconosce Mozart; occorre appena nominare la sinfonia in sol minore, i quartetti dedicati ad Haydn, il quintetto col clarinetto. No, non c’è flauto. Impossibile non riconoscere Weber, l’incantevole Weber del Trio op. 63, e così non ho dubbi che nell’iperuranio senza tempo il "Purgatorio" coesiste con le ultime sonate di Schubert e con i lancinanti quartetti che inseguivano una giovane morte. Beethoven? Non tanto quanto ci si aspetterebbe: diciamo, l’Allegretto dell’Ottava.