Carlo Fruttero- Franco Lucentini, La Stampa, 04/04/1997, 4 aprile 1997
Tutte le ragazze che lavorano all’Ufficio Eventi l’hanno vista, ammirata estaticamente. Sì, in una grande azienda del Nord Italia esiste da un paio d’anni un Ufficio Eventi, proprio così sta scritto in lettere bianche su un cartello azzurro che pende dal soffitto alitante 24 ore su 24 zefiri condizionati
Tutte le ragazze che lavorano all’Ufficio Eventi l’hanno vista, ammirata estaticamente. Sì, in una grande azienda del Nord Italia esiste da un paio d’anni un Ufficio Eventi, proprio così sta scritto in lettere bianche su un cartello azzurro che pende dal soffitto alitante 24 ore su 24 zefiri condizionati. Spetta a queste giovani donne organizzare, promuovere, suscitare Eventi, vale a dire manifestazioni di carattere pubblicitario che facciano rumore, attirino giornalisti, pubblico, clienti. Un turbine di telefonate e di fax, interminabili liste di inviti, prenotazioni e disdette e proteste e tremende arrabbiature, la testa che gira alla fine della giornata, gli occhi spremuti, bisognosi di collirio. Ma il fatto di vivere e faticare nel cuore commercialmente convulso della Civiltà Occidentale, tra iperboli, esagerazioni, fuochi tanto artificiali quanto effimeri, non ha accecato le nostre amiche. Quando si è presentato in cielo un vero Evento l’hanno immediatamente riconosciuto come è successo in questi giorni a milioni di umani che sembravano non avere ormai altri orizzonti che quelli della quotidianità spicciola, il lavoro, la tv, il supermercato, la macchina. La cometa, sia benedetta nei millenni, ci dice che così non è. La gente si ferma nella piazzola dell’autostrada, sale su una collina, su un tetto, tira fuori vecchi binocoli, compra un telescopio giocattolo, e guarda passare la palla di ghiaccio con la sua scia meravigliosa. Nessuno resta indifferente, nessuno si sottrae a una sia pur rudimentale meditazione sul tempo, lo spazio, la natura, il mistero dell’universo e della propria esistenza. L’ultima volta che è passata, riflettiamo a bocca aperta, c’erano i Sumeri, Babilonia, Ur dei Caldei, e qui da noi l’avranno vista dei cacciatori di bisonti nelle foreste della Pianura Padana. Ripasserà fra 3 mila anni, fantastichiamo incantati, e cosa ci sarà al posto di Torino, di Milano, di Roma? Quei pochi o molti minuti che dedichiamo a ”pensare” la cometa vanno tesaurizzati, il mondo che ci siamo costruiti addosso lascia ben poco spazio alla metafisica. E dopo tutte le maledizioni che ognuno di noi ha avuto ampi motivi di scagliare contro gli amministratori cittadini, riconosciamo che per una volta essi si sono comportati da uomini, anzi da degni Terrestri. Spegnere la pubblica illuminazione la sera del 5 aprile per permetterci di vedere la cometa al suo massimo splendore è un omaggio nobile e poetico all’immensità del cosmo, un atto inaspettato e commovente da parte di persone perennemente occupate a guardare in basso, indietro, avanti, a destra, a sinistra, mai in alto. Anche le giunte hanno un anima, ci dimostra la preziosa cometa.