Alessandro Corneli, Il Sole 24 ore, 04/04/1997, 4 aprile 1997
«La storia delle partecipazioni dell’Italia con consistenti forze militari alle operazioni direttamente gestite o solo autorizzate dall’Onu inizia in Libano nel 1982 e da allora, con l’eccezione di quella in Mozambico nel 1992-93, è caratterizzata dalla questione delle controversie sull’interpretazione del mandato dell’Onu poiché il nostro paese ha sempre oscillato, tentando un’impossibile sintesi, tra motivazioni umanitarie, altamente affermate, e motivazioni geopolitiche, più spesso taciute [
«La storia delle partecipazioni dell’Italia con consistenti forze militari alle operazioni direttamente gestite o solo autorizzate dall’Onu inizia in Libano nel 1982 e da allora, con l’eccezione di quella in Mozambico nel 1992-93, è caratterizzata dalla questione delle controversie sull’interpretazione del mandato dell’Onu poiché il nostro paese ha sempre oscillato, tentando un’impossibile sintesi, tra motivazioni umanitarie, altamente affermate, e motivazioni geopolitiche, più spesso taciute [...] Nell’agosto ’82 il secondo governo Spadolini decise di partecipare alla forza multinazionale che doveva garantire la pace in Libano. L’Italia interpretò la missione come fondamentalmente umanitaria (protezione dei campi profughi palestinesi) ed equidistante tra il governo di Gemayel e le diverse fazioni libanesi, in contrasto con l’interpretazione del mandato dell’Onu che davano gli americani e i britannici [...] su questo sfondo di sforzi di partecipazione agli eventi mondiali che si è delineata l’esigenza di rilanciare una politica estera di alto profilo nella crisi albanese. Ma ancora una volta sono riaffiorate le contraddizioni della politica estera italiana, da un lato ispirata a principi umanitari, messi in crisi dal malaugurato affondamento della nave di profughi, e dall’altro lato motivata da inespresse considerazioni geopolitiche adriatiche intorno a questo ”inafferrabile protettorato”. Con il consueto accompagnamento di polemiche interne che riducono la nostra credibilità internazionale» (Alessandro Corneli).